Il criterio adottato nella forma architettonica esterna e nella collocazione urbanistica si ritrova nelle stesse sale espositive interne, la cui conformazione risale alla metà degli anni Trenta (con limitati interventi di modifica attuati nel 1968).

Il percorso espositivo tende a stabilire una continuità ideale tra Ottocento e Novecento e si snoda lungo il filo di un comune sentimento irredentista e italiano: la partecipazione dei triestini, friulani e istriani (sudditi austriaci) all’epopea risorgimentale ottocentesca, si lega alla partecipazione dei volontari giuliani combattenti nell’esercito italiano durante la grande guerra, che si conclude con l’unione di Trieste all’Italia.

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